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1 - Hannibal

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Hannibal'al

Scritto da Sisto Merlino

druida margun annibale

Un romanzo storico ambientato tra le Valli di Lanzo, la Val di Susa, l’Haute Maurienne e il Basso Canavese, la cui vicenda si svolge nell’arco di quarant’anni, dal 258 a.C. al 218 a.C. E’ un grande affresco sulla realtà quotidiana nell’epoca celtica e uno spaccato della vita di un popolo nelle vallate alpine. Un tempo che conobbe il pericolo dell’avanzare dei conquistatori e il peso di decenni di battaglie contro i Romani. Un’evoluzione storica che coinvolge i protagonisti in una vita colma delle vicissitudini dell’epoca, fino a rendere personaggi di rilievo quelle guide montanare che marceranno alla testa dell’esercito di Hanniba’al.

La conoscenza approfondita dei luoghi e la descrizione dell’ambiente, così cruda e realistica, permette al lettore di immedesimarsi, essere quasi partecipe e rivivere le ansie, i pensieri, gli attimi di gioia e sconforto, all’interno di drammi famigliari, in quella lontana e travagliata epoca della nostra storia. I nomi delle vette, delle località, dei villaggi di montagna o passi alpini sono solo quelli conosciuti allora, e per questo, la descrizione degli itinerari è stata effettuata dopo sopralluoghi sul posto, annotando le particolarità salienti che potessero essere oggettive nella descrizione, tralasciando ogni denominazione attuale. E’ stata data la priorità ai nomi gallici e poi a quelli romani, dove sussistono. Negli altri casi, sono usati i nomi in piemontese (canavesano), di derivazione gallica e scritti in modo lessicale, non ortografico, per una loro maggiore comprensione.
Un romanzo vivo e toccante di un dramma umano in un contesto storico che ha sconvolto il mondo antico, un tassello di storia in quella che fu una guerra durata duecento anni con centinaia di migliaia di caduti tra due popoli che non potevano vivere vicini e sullo stesso territorio. L’una intendeva conquistare il mondo conosciuto, l’altra mai si sarebbe arresa né sottomessa, se non dopo il genocidio.
Un libro che dà voce alla civiltà celtica e gallica, che tutto fu, fuorchè barbara e primitiva.
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Recensione
LA DRUIDA DI MARGÙN - Hanniba'Al
Romanzo storico;
quale impegnativo sottotitolo. In esso si cela la capacità dell’autore di interpretare in chiave storica documentata una vicenda fantastica creata per condurre il lettore per mano in un mondo lontano, nel nostro caso lontanissimo trattandosi del III° secolo a.C.Le prime pagine del racconto ci portano in una realtà quotidiana permeata dalla semplicità dell’esistenza montanara. L’innamorato Sioltach, la dolce e tenera Aillin, la sudditanza al potere di Lennox e l’arroganza di Eanna si mescolano in un vortice di umani sentimenti più o meno giusti ed elevati, ma comunque pur sempre espressione dell’animo umano.Così, nello svolgersi del racconto, l’amore di una giovane coppia dipinge la vita quotidiana di una famiglia celtica fatta di fatica e sudore, spesi per coltivare un pezzo di terra, e di piccoli lavori artigianali. I viaggi del capo famiglia compiuti per barattare gli oggetti prodotti, danno all’autore la possibilità di descrivere in maniera coinvolgente l’ambiente naturale che, come i riferimenti storici, è anch’esso geograficamente ben definito.Il susseguirsi delle feste celtiche scandisce un calendario, a noi sconosciuto, ma che ha lasciato numerose testimonianze nelle festività cristiane. Valga per tutte l’Oestara, festa dell’equinozio di primavera, che ha lasciato alla nostra Pasqua le usanze delle uova decorate e del coniglio pasquale.Il quadro sui Celti, un’etnia ritenuta a torto incapace di trasmettere valori culturali, ci rivela nel testo una società permeata da quei sentimenti che accomunano tutti gli uomini di buona volontà. La società, retta da un’autarchia druidica che sottometteva l’etica alla religione, è dipinta come capace di forme di convivenza democratica che ancor oggi possiamo invidiare; esisteva il divorzio e, quello che ancor oggi non esiste fra noi, vi era una sostanziale parità fra i sessi. Le cruente capacità guerriere del Celti, tanto decantate, non si discostano molto da quelle di altre culture. Certo, i Celti mozzavano la testa ai loro nemici e l’appendevano all’esterno della capanna, ma che dire della bieca usanza di far morire d’inedia, appesi in una gabbia fuori dalle mura, i nemici medioevali? O del gioco dei gladiatori e della persecuzione ai Cristiani? Forse è meno violento il torturare lentamente il nemico infliggendogli immani sofferenze o giustiziarlo repentinamente? Per dirla con Dostoevskij: “Decisamente, io non riesco a capire perché sia più etico lanciar bombe contro una città assediata che uccidere un uomo a colpi di scure!” (da Delitto e castigo).L’uomo ha sempre agito, e agisce, in maniera violenta e inconsulta; solo l’assoluzione da parte della cultura contemporanea ai misfatti li giustifica come atti giusti e doverosi. Le società postume archivieranno questi fatti storici come vere brutture verso il genere umano. Quindi, rimembrando il Vangelo di Giovanni (8,7): “chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra…”.Ma torniamo al racconto in cui il giovane protagonista Shamus, costretto all’iniziazione religiosa, si trova a dover cercare, fra mille impedimenti, la sua vita che non può essere imposta da chicchessia. La solidarietà e l’amicizia saranno la chiave di volta di un’esistenza apparentemente segnata da un destino infido e bugiardo.Con un susseguirsi di eventi logici si giunge alla seconda parte del testo che ci porta a vivere, con dovizia di particolari, l’avanzata dell’armata di Anniba’al attraverso le Alpi sino alla pianura del Bodincus (il fiume Po), dove una tribù celtica (i Taurini) abitavano la zona in cui sorgerà quella città che, secondo Le Corbusier, è “davvero la città che ha la più bella posizione naturale di tutto il mondo”.I nostri protagonisti di stirpe celtica condurranno l’esercito cartaginese attraverso il passaggio più nascosto fra i monti e, coprendosi d’onore, porteranno a termine la loro missione.I monti… un forte richiamo che non lascia arido il cuore di chi è vissuto in quell’ambiente e i nostri protagonisti non fanno eccezione, sognano il ritorno alla vita famigliare, magari con moglie e figli, tralasciando onori militari e guerre. “Nessuno è così stolto da preferire la guerra alla pace, giacché in tempo di pace i figli seppelliscono i padri, mentre in tempo di guerra i padri seppelliscono i figli” (Erodoto, Le storie, Libro I,87).L’autore, addentrandosi nella storia delle popolazioni celtiche, riporta nel suo scritto gli eventi, le feste e la cronologia usando la terminologia dell’epoca e, per agevolare la lettura ha giustamente anteposto al racconto una parte in cui, oltre ai personaggi principali, sono elencati i luoghi, le tribù, le feste e i mesi dell’anno con la relativa traduzione nel linguaggio odierno. L’approfondita ricerca storica, confortata dalla verifica sul campo delle località e dei tragitti descritti, ha conferito al romanzo un prezioso alone di verità che, pur avendo origine dalla fantasia, non lascia spazio a ciò che non consentirebbe l’attributo di romanzo storico. Le date e i fatti sono rigorosamente storici, solo il filo conduttore che lega il tutto è frutto della fantasia ma, si badi bene, di una fantasia conforme alla vita e ai costumi del periodo trattato. I voli pindarici sono quindi banditi da questo resoconto storico che vuol essere una fotografia realistica e non un’immaginaria fiaba a sfondo storico.Un testo, quello di Sisto Merlino, che si snoda con semplicità portando chi legge a vivere un periodo lontano cronologicamente ma quanto mai vicino geograficamente e culturalmente a chi vive tra le Valli di Lanzo, la Valle di Susa, l’Haute Maurienne e il Basso Canavese.Troppo spesso l’etnia celtica è stata dimenticata o dipinta come cruenta e barbara; Merlino la riqualifica facendocela conoscere come un normalissimo puzzle di tribù, a volte in guerra fra loro, che nulla ebbero di differente da tantissime altre fazioni che la storia ricorda.                 Aprile 2105

Giovanni Visetti

Storia - Il Passaggio di Annibale sulle Alpi
Colle Autaret - Valli di Lanzo

 

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