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La Sky Marathon più alta d'Europa - con 5 km oltre i 3000 m slm

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 Hanno detto, scritto e commentato:
Usseglio ha vissuto come una telcronaca in diretta tutta la gara

Edizione 2016 raccontata dagli atleti.
Lorenzo Feis Facelli - 31 agosto alle ore 19:28 · Caselle Torinese, Piemonte ·
... Oggi ultimo allenamento prima del Garone di Sabato; gambe stanche & fisico affaticato ... nessuna scusa però, Sabato fuoco alle polveri; voglio patire fino in fondo per questo ultimo "Flash" di stagione ... Poi, finalmente un mese di "riposo" sportivo!

 

Durante Cristina

 

Vado in albergo a dormire, così non ci penso.
Ed ha aggiunto: Annibale Sky Marathon, una maratona a 3000 m. Queste sono le montagne che amo, miei dentini meravigliosi. Maestose, cattive, imperiose ... Ma che gioia per gli occhi e per il cuore. Nella città la gente che ti parla in continuazione, i rumori, il caos … mille volte il silenzio delle valli, la solitudine, mille volte la salita massacrante al rifugio Tazzetti … mille e mille volte questo!!!!!

 

 

 

partenzaEdoardo Cibrario
3 settembre alle ore 6:44 · 
La via di Annibale sky marathon! 
In bocca al lupo a tutti!!

Partenza regolare alle 6:00 della #viadiannibale
Primo passaggio a Margone alle 6:20:33:78 di Ivo Perino seguito da Alex Peraudo e Lorenzo Feis Facelli. Passaggio al Rifugio Cibrario alle 7:27 di Alex Peraudo, 7:28 Ivo Perino, 7:29 Facelli Lorenzo.

 

Banfi
Fabio Banfi ‘guerriero 34’ ha scritto:
Grazie mille per il supporto in gara !!
Grazie a voi abbiamo scoperto la fantastica accoglienza di Usseglio e dell’intera Valle. Montagne strepitose e laghi trasparenti.
Grazie, alla prossima edizione!

 

Passaggio prima donna Revello Alessia al rifugio Cibrario in 2 ore 08

 

Aggiornamento: Tutti gli atleti passati al Cancello del Cibrario tra le 7:27 e le 8:23. La sfida continua sui laghi dell’Autaret, prati dei Pis e salita al Rifugio Tazzetti. Alex Peraudo primo alle 8:45 alla via di rientro sotto al Tazzetti

 

 

Emiliano Duo

 

 

Emiliano Duo
di Torino. ‘guerriero 33’
Ero un atleta della sky marathon volevo puntualizzare la vostra gentilezza e la vostra professionalita’...unica veramente, grazie di cuore.

 

 

 

 

 

Refiorentin

 

 

 

Ferdinando Re Fiorentin 
‘guerriero 10’ ha scritto: 
Grande fatica ma anche belle soddisfazioni! Organizzazione perfetta e bellissimo percorso!
Grazie a tutti i volontari ed organizzatori che hanno reso possibile questo bel evento a Usseglio!

 

 

 

 

 

Eddy Cattaneo

 

 

Eddy Edoardo Cattaneo ‘guerriero 19’ ha scritto:
Io dovrei essere premiato solo per il fatto di arrivare vivo a questi traguardi.

 

 

 

 

 

Salita Tazzetti1

 

 

 


Tanti, vedendo la terribile salita di fronte a loro, confidenzialmente si sono chiesti: “Salgo al Tazzetti o abbandono e scendo?”

 

 

 

 

 

Andrea Vagliengo ‘guerriero 40’ ha scritto sulla rivista “Spirito trail”:
andrea vagliengo
Tornare nei luoghi della propria infanzia non è mai facile, non sai mai come andrà a finire, cosa sarà cambiato. Che ne sarà rimasto di quel bambino con la tuta, le scarpe da ginnastica e lo zainetto Invicta? Mentre mi avvicino ad Usseglio, in una mattina fredda e dannatamente buia, mi rendo conto di non riconoscere nemmeno più questa strada, percorsa mille volte. Parcheggio, respiro l'aria delle mie montagne, saluto qualche amico e comincio a pensare che oggi sarà una grande giornata. Passiamo il tempo a sognare i grandi eventi, l'UTMB con i suoi millemila partecipanti, poi però basta ritrovarsi alla partenza rilassata di una gara alla sua prima edizione per ricordarsi che il trail può anche essere qualcosa di diverso, qualcosa di intimo e di personale. Una cinquantina di amici a rincorrersi in giro per le montagne che li hanno visti crescere, difficile chiedere di meglio. Mentre i ragazzi là davanti partono a mille all'ora, io mi accomodo in buona compagnia nelle retrovie. Mi godo qualche chilometro a giri bassi, la salita è lunga e io non ho dislivello da giocarmi, dopo mesi e mesi di piattume. Per cui navigo a vista e lascio che siano le montagne a guidare il mio passo. Il percorso della Via di Annibale è praticamente perfetto, un anello logico e ben strutturato che ripercorre le orme del grande condottiero cartaginese durante la sua traversata delle Alpi. La prima, lunga salita lascia giusto un attimo di respiro all'altezza del rifugio Cibrario. I volontari sono calorosi, ci offrono un sorso di birra e una manciata di sorrisi. Risalendo verso l'altipiano dell'Autaret, con i suoi laghi glaciali, si attraversa una pietraia difficile, si pesta persino un po' di neve, io penso che sia esattamente questo il motivo per cui sono qui. Raggiunto il Colle dell'Autaret, cominciamo una discesa stupenda che ci porterà a perdere quota per poi risalire verso il Rifugio Tazzetti. Avete presente quando vi trovate a fare qualcosa che è palesemente al di sopra delle vostre possibilità, e lo sapete, anche, ma non importa niente perché quel qualcosa è troppo bello per essere scalfito dal vostro non esserne all'altezza? Ecco, la salita al Tazzetti è stata questo: brutale, di una violenza inaudita, pendenze prive di senso, ma al contempo talmente bella da non lasciare spazio al disappunto per le gambe troppo scariche e il fiato troppo corto. Un gel, poi un altro, due pastiglie di sali che non si sa mai e via sotto il sole caldo e luminoso. A ogni passo, una sola consapevolezza: adoro tutto questo, mi piace soffrire, tutta questa bellezza non ha prezzo. Finalmente, rifugio. Alcuni volontari presidiano un passaggio esposto, mi accudiscono come si farebbe con un grande campione, facendomi sentire fortunato e importante. Professionalità e cuore. Dopo essermi rifocillato di qualunque cosa possibile e immaginabile, attacco la lunga discesa che mi porterà prima sulle sponde del lago di Malciaussia e poi giù, verso la piazza di Usseglio.
I primi passi sono incerti, mi accorgo che non sono agile come al solito, ma la magia si riaccende dopo un paio di chilometri: tutto scorre, i piedi trovano l'appoggio migliore senza che io debba fare nulla, il sole caldo mi buca il cervello.
Tutto è perfetto così com'è, non esistono classifiche, tempi buoni o cattivi, non c'è paura né fatica, c'è solo il sentiero verso casa. Le “Impressioni di settembre” della PFM scandiscono il mio respiro: “No, cosa sono adesso non lo so, sono solo il suono del mio passo”. Il ritorno verso il gonfiabile nella piazza di Usseglio non è banale, anche in discesa il percorso non regala nulla. Sentieri tosti fino alla fine, persino nel bosco sopra Margone ci sono un paio di passaggi attrezzati con le corde per evitare di rotolare giù troppo in fretta. E poi, è come tornare a casa dopo essere stati via per un bel viaggio: il gonfiabile, gli applausi che ti fanno arrossire, le pacche sulle spalle di chi ti guarda cercando di capire se te ne freghi qualcosa di essere arrivato tra gli ultimi e che, non appena capito che la risposta a quella domanda silenziosa è “ Ma scherzi? Ma l'hai visto il sorriso stampato sulla mia faccia?”, si rilassa e si beve una birra con te come se foste amici da sempre.
Una Sky Marathon difficile, impegnativa e bellissima. Percorso affascinante e ricco di storia, sfidante in ogni tratto sia per la lunga salita iniziale sia per il terreno di alta montagna che s'incontra per due terzi abbondanti della gara.L'organizzazione è stata molto attenta e presente, soprattutto sul fronte sicurezza, può sicuramente migliorare qualche dettaglio qua e là ma ha dimostrato che i presupposti per far diventare questa gara una classica di fine estate ci sono tutti. Ottima anche la recettività di Usseglio, con diverse possibilità di pernottamento e addirittura un'area camper direttamente sulla piazza della partenza.

 

Aristarco Vittorio ‘guerriero 16’ ha scritto:
Aristarco Vittorio
Raccomandazioni: Uno dei percorsi più in quota in Europa, ben 4 Km a 3000 e circa 13 Km sopra i 2500 m. Non presenta tratti pericolosi in nessuna parte del percorso. La gara: La sveglia suona ad un’ora assurda, soprattutto poi se penso che tra poco più di un’ora dovrò correre. Dopo la colazione servita gentilmente nel cuore della notte dall’albergo, esco a prendere aria e a sentire gli ultimi commenti pre-gara. Alzo gli occhi ad un cielo scuro e velato, in cui splende però la costellazione di Orione con la sua inconfondibile cintura. Sembra un delitto fare rumore e come me, anche altri runner parlano sotto voce, mezzi assonnati. Tre, due, uno, si parte! Alla luce delle frontali, sul facile prato in falsopiano, una partenza gentile per una skymarathon. Dopo un paio di chilometri guardo l’orologio che segna qualche minuto dopo le sei. Non riesco proprio a carburare e fa freddo sotto questo cielo che non ne vuol sapere di diventare chiaro. Penso meglio tornare a nanna, sotto le copertine al caldo e invece no, continuare e provare per vedere se riesco ad entrare in temperatura. Inizia la salita: per me sembra che vadano tutti troppo forte, sono ancora mezzo addormentato ma finalmente mi sto scaldando e sta diventando chiaro. Mi fermo, mi spoglio della giacca e riordino le idee mentre un paio di trenini di runner mi sorpassano. Riparto. Si sale, a tratti in modo feroce a tratti più gentilmente sul fianco della montagna, nel bosco fino ad uscire allo scoperto nei prati e mi sembra di riuscire a respirare meglio. Nel frattempo mi appresto all’impresa non facile di fare qualche sorpasso. Il sentiero è stretto e la salita ripida, per cui calma e decisione supero il primo trenino di runner mentre le pendenze si incattiviscono e le mie gambe rispondono, finalmente, come si deve. Gli occhi intanto, visto che il fondo il facile e il sentiero non pericoloso, ballano in giro tra la Torre di Ovarda e la splendida vallata alla nostra destra. Il rifugio Cibrario si avvicina e con esso il secondo trenino di runner che mi aveva superato. Li prendo, passo e saluto, mentre un branco di camosci taglia le pendici della montagna proprio davanti a me, beati loro penso, che si muovono così agili, altro che me e il mio mulinare con le bacchette spingendo sui polpacci. Mi sento goffo ma anche bene, mi rendo conto che sto staccando i runner superati e anche se non vedo anima viva davanti a me solo il rifugio Cibrario si avvicina. Eccolo! Splendido, maestoso al cospetto dell’ex ghiacciaio della Berta, incastonato in una conca selvaggia di prati e rocce. Questo è lo skyrunning che mi piace! Bevutina, carbogel al volo e via, verso il Col Sulè, arrampicandomi dritto per dritto sulla pietraia segnata da bollini bianco-rossi mi esalto ed alzo il ritmo sul ripido fino a che spiana. Tra roccioni e roccette eccomi in vista del col Sulé, che raggiungo in breve, prima di buttarmi prudentemente a capofitto nella discesa. Organizzazione impeccabile, tanta tanta gente sul percorso mi incoraggia e mi fa sentire un eroe e… quattro chilometri a 3000 m, tra laghetti alpini e passi panoramici fanno il resto. L’emozione si impadronisce di me, mi metterei a piangere mentre nella mia mente parte la playlist involontaria e forse per la quota o forse per la fatica mi sembra di sentire l’estate di Vivaldi. Spettacolo puro verso il colle d’Autaret, nei pressi del quale inizio a scorgere un runner che mi precede di una decina di minuti o forse meno. Lo osservo, alzando la testa, sembra più bollito di me. Scompare. Colle d’Autaret, da qui è transitato Annibale e un addetto dell’organizzazione mi fotografa sotto la croce, da qui inizia la prima vera discesa e chi mi conosce sa quanto mi piace. Poi in questo caso, sulla pietraia a 3000 m, con un panorama meraviglioso e un runner pochi minuti avanti a me, è ancora meglio. Lo vedo, in basso, si avvicina, lo affianco, lo passo e vado, giù verso i prati. Qui purtroppo, per fare i conti con l’acqua che mi resta, chiedo ad un tifoso quanto manca al rifugio Tazzetti. Mi dice non molto, 20 minuti circa e allora giù a tutta! Verso la salita al Tazzetti. Peccato che poco dopo mi ritrovo davanti ad una salita micidiale, con pendenze al limite dell’umano per le mie gambe stanche, e soprattutto, il Tazzetti non arriva mai e questa salita non me la ricordavo proprio ci fosse! 

Un loop di pensieri negativi mi assale, penso di ritirarmi, di fermarmi, di riposarmi, di rallentare, di continuare. Salgo, verso il Tazzetti e ogni passo è una sofferenza mentale e fisica, finché sento un ALE’ ALE’ ALE’ che mi strappa alla solitudine mentale nella quale ero piombato e come per miracolo mi riporta alla realtà dei fatti, in una valle verde e selvaggia che ora ho la forza di ammirare. Il Tazzetti si avvicina e con esso il ristoro tanto atteso. Dopo circa 3 ore di autosufficienza idrica posso finalmente ricaricare il camelbag al cospetto della piramide del Rocciamelone. Arrivo al Tazzetti e non sono solo, un concorrente sta lasciando il rifugio ripartendo, io me la prendo comoda, mangio e bevo, poi riparto per la lunga discesa verso il lago di Malciaussia. Affianco e passo il runner, gli chiedo se va tutto bene e scambio due parole prima di staccarlo. La discesa, ora, nella valle verde, è una goduria pura. Ho deciso da un po’ che non mi interessa se sono stanco, non mi interessa quante salite dovrò ancora affrontare, ho deciso di godermi lo spettacolo puro, mentre la playlist mentale passa all’heavy metal e mi viene in mente, tra una roccia e una curva, mia figlia che canta e balla sulle note di Master of Puppets dei Metallica. Rido, mentre corro, danzo con il terreno, gioco con gli equilibri, mi diverto a saltare gli ostacoli. Lago di Malciaussia, tanto pubblico, fantastico come in tutto il resto della gara, davvero ti senti un eroe. Verso il lago di Malciaussia. Discesa, discesa e poi piatto fino alla base della salita alla palude del Falin. Per un mio personalissimo errore di lettura dell’altimetria o forse per la quota e la fatica, sono erroneamente convinto che questa salita sia di circa 400 metri di dislivello e la attendo con apprensione e paura da diversi chilometri. Ad una valutazione di massima mi sembra molto più corta ma, penso, chissà dove ci mandano! Comincio la salita, le gambe di legno faticano visto l’ascesa al Tazzetti le ha completamente distrutte. Una coppia mi applaude e mi incoraggia, chiedo quanto manca, mi rispondono che in tutto mi mancheranno 100 metri di dislivello. Non me lo faccio ripetere, picchiando tutti e due i piedi sull’acceleratore, se è rimasto qualcosa deve uscire adesso! Via! Ultimi sette chilometri, la maggior parte in discesa, per cui giù a tutta nel bosco dove ritorno a danzare leggero, giocando con le radici e le curve, le asperità del terreno e annusando l’aria calda ed umida. Mi sento ancora bene e sbuco a Margone. Le emozioni non sono finite, quando arrivo nella piccola piazza di Margone dal vicino bar si solleva un coro di applausi, anche dalle viuzze gente che fa il tifo. Mi commuovo, alzo le braccia al cielo per salutare e con il fiato che mi rimane grido GRAZIE A VOI SIETE FANTASTICI!!! Che bello! Ora il rientro, sulla carrabile e poi nei prati della pista da fondo fino a vedere il gonfiabile giallo dell’arrivo da cui sono partito diverse ore fa. Lo speaker annuncia il mio arrivo e vedo moglie e figlia Greta che mi aspettano. Che emozione! Una gara stupenda, un’organiz-zazione impeccabile, un percorso mozzafiato affrontato purtroppo da pochi guerrieri. Questa gara merita senz’altro più partenti, per quanto ho visto sia paesaggisticamente sia per il calore sentito dal pubblico ma era la prima edizione e ci sono, secondo me, tutti i presupposti perché questa skymarathon abbia un futuro lungo e luminoso ed allora potrò dire di essere stato il pettorale numero 16 della prima edizione. Prima di me, soltanto Annibale e i dodici skyrunner che mi hanno preceduto sulla linea del traguardo. Un sentito grazie a tutta l’organizzazione, il pubblico, gli albergatori e al sole che ci ha riscaldato lungo tutto il percorso.
Skyrunner: Vittorio

Eexica