Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego.

testata Alp

Italian Chinese (Simplified) English French German Russian Spanish

Bagna Cauda e Stufurn

Scritto da Sisto Merlino

La bagna cauda è un piatto da disperati campagnoli che deve essere assolutamente bandita. La mangiavano i piemontesi quando nevicava, e poi uscivano nel freddo e nel gelo, magari a caccia o a tagliare legna. Che figura ci fa adesso il Piemonte davanti alla globalizzazione quando ci si abbuffa di aglio, olio, ed acciughe calde? Su via rendiamoci conto che l’Unesco ha scoperto la cucina italiana, non vorrete mica che per colpa nostra ci sbattano fuori di brutto! Su siate “italiani” e rinunciate alla bagna cauda. Però una cosa la possiamo dire, è che ci abbiamo messo tutta la nostra scienza per renderla appena appena  più “leggera”. Effettivamente qualche sommo genio della cucina negli ingredienti ci ha aggiunto la panna. Quella della panna è una scoperta “recente”, del benessere. Negli anni settanta, a Biella, non accettavano assolutamente questa rivoluzione, gli amici Pier ed Osvaldo di Biella appunto, non potevano neppur lontanamente concepire una bagna cauda che non facesse stare male da morire, altro che seguire la nouvelle cousine delle Valli di Lanzo dove hanno elaborato una ricetta di sublime equilibrio e che puoi mangiare bagna cauda a più non posso e poi stai benissimo come se nulla fosse.stufurn bagna caudaPossiamo dare una notizia in esclusiva e quasi segreta, dove la cuoca in questione (Loredana, la moglie di Giorgio l’alpinista) ci ha guardati lungamente di traverso, non voleva che divulgassimo il suo ingrediente segreto ma alla fine ha dovuto cedere di fronte alla ragion di Stato, ebbene sì, nella bagna cauda ella aggiunge anche gherigli di noce. Chi scrive al massimo è capace di prepararsi un panino e quindi non se ne intende di ricette ma essendo un grande estimatore della bagna cauda si interessa della sua evoluzione storica. La pizza sarà anche un vanto nazionale ma la bagna cauda è una sfida all’etica umana! Un piatto accompagnato da cardi e cavoli, da patate e cipolle lesse, da funghi chiodini in conserva e peperoni, da topinambur e biarave, una miseria. Attenzione però, l’italica onnipotenza ci sta osservando e la bagna cauda è tutt’altro che piemontese, essa è forse e soprattutto siciliana. Parrebbe che esista un piatto simile anche in Sicilia. Roba da gemellaggio piemontesesiculo. Non parliamo mica di quisquilie. L’amico Doufur, quel valdostano trapiantato a Cafasse, nel suo peregrinare per il mondo, ha stretto saldi legami di amicizia con la Sicilia ed è di quest’estate 2014 che, ospite di amici siciliani, ad agosto, ha dovuto cuocere la Bagna Cauda per festeggiare il ferragosto. E qui non ce ne voglia il nostro amico, ma la Bagna Cauda è più piemontese che valdostana, e di questo benedetto intingolo tutti ne vogliono la paternità. Il suo amico siciliano è un vero Magistrato della Corte d’Appello, un vero Magistrato, mica Giuanin dij ciocu, ed ha voluto che il Ferragosto in Sicilia, a casa sua, sul mare, si festeggiasse con la bagna cauda. I casi sono due o proibiamo la bagna cauda perché veicolo di lezzo incontenibile o l’Unesco riconosce la bagna cauda come più alta espressione dell’alimentazione umana. C’è un insignificante refolo da segnalare ed è che nella cucina un qualche odore rimane, e magari anche il giorno dopo, se dovete recarvi in banca per un prestito, effettivamente un qualche ricordo della bagna cauda ve lo portate appresso. Ma è tutto qui, quanto vale la libertà di mangiare quello che vi fa sentir vivi contro il perbenismo borghese? Come vedete la Bagna Cauda è anche una rivoluzionaria sessantottina. Altro che retrò e stantìa. PS. in Val di Susa la facevano con olio di noci e burro, roba da barbari.

 
Il discorso cambia, e di molto, per lo stufurn.
E’ parente stretto con la tofeja, il piatto ufficiale del Carnevale di Ivrea. Ma si sà, loro sono Salassi noi invece siamo Graioceli e quindi di un’altra tribù e lo stufùrn lo facciamo in altra maniera. In soldoni nello stufùrn si mettono a cuocere in una recipiente apposito, in terracotta, dei fagioli borlotti ed un "prete" (cotenna di maiale) una cipolla ed una patata, punto. Lasciamo da parte le sciocchezze della nouvelle cousine che pretende di aggiungere carote, rosmarino, noce moscata, altri aromi, sedano e alloro. Ma sono matti questi qui. Va bene che fin quando lo scrivono solo su internet ... Poi questi chef fanno cuocere la pentola per 3 ore, dicasi tre ore. Altolà. Non mangiate mai quella schifezza. Quando il mondo era civile mia nonna portava lo stufùrn il sabato sera dal panettiere, come tutte le donne del villaggio, e lo ritirava la domenica mattina dopo messa granda. Dodici ore di cottura minimo. Non esistevano più nè il "prete" nè i fagioli ma solo una sublime minestra che i più furbi e meno golosi mangiavano il giorno dopo, scaldata, che era ancor più buona. 
Qui lo diciamo, il decadimento dei costumi è tale che alcuni pazzi scatenati nello stufùrn ci mettono anche un cotechino. Non vogliamo neppur sentir parlare di tali eresie, costoro, nelle loro ricette uso internet la fanno cuocere dalle 4 alle 6 ore, per renderla meno calorica! Lo stufùrn e la bagna cauda sono due delle poche cose serie della vita, se roviniamo anche queste possiamo convertirci tutti al kebab e va là Peppina.