Recensione
Secondo atto di questa saga che vede le vicende di una famiglia gallo celtica dell’epoca pre-cristiana sulle Alpi a nord di Torino. Ancor più che nel primo libro, viene messo in risalto l’animo umano nella sua gioia e nel suo sterminato dolore provocato dal susseguirsi degli avvenimenti della vita. Prosegue il viaggio per conoscere le proprie radici celtiche e quali furono gli avvenimenti che caratterizzarono quel lontano 218 a.C. tra le Alpi e Bologna. La profonda lotta tra la propria cultura e l’avanzata dei romani, così barbari nei loro usi e costumi. Il non arrendersi all’invasore che distrugge i nostri luoghi e la nostra atavica cultura. Viene anche illustrata la morte e come veniva concepito l’aldilà, in una descrizione che verrà poi ripresa e da cui si formerà la visione cristiana del trapasso. L’autore attraverso una narrazione non lineare affascina il lettore con continui colpi di scena, non dando nulla di scontato, ma anzi con uno scorrere fluido, mantiene il lettore in continua attenzione al susseguirsi degli avvenimenti non accorgendosi dello scorrere delle pagine. Una serie di libri tutt’altro che melensi, ma schietti e rudi, mai macabri, che fanno assaporare un tempo lontano con descrizione dei luoghi e dei personaggi per gioire di una lettura non comune. Attendo con impazienza il prossimo anno per poter continuare la lettura di questa saga.

Dicembre 2016