La druida di Margun - Annibale

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Romanzo storico;
quale impegnativo sottotitolo. In esso si cela la capacità dell’autore di interpretare in chiave storica documentata una vicenda fantastica creata per condurre il lettore per mano in un mondo lontano, nel nostro caso lontanissimo trattandosi del III° secolo a.C.Le prime pagine del racconto ci portano in una realtà quotidiana permeata dalla semplicità dell’esistenza montanara. L’innamorato Sioltach, la dolce e tenera Aillin, la sudditanza al potere di Lennox e l’arroganza di Eanna si mescolano in un vortice di umani sentimenti più o meno giusti ed elevati, ma comunque pur sempre espressione dell’animo umano.Così, nello svolgersi del racconto, l’amore di una giovane coppia dipinge la vita quotidiana di una famiglia celtica fatta di fatica e sudore, spesi per coltivare un pezzo di terra, e di piccoli lavori artigianali. I viaggi del capo famiglia compiuti per barattare gli oggetti prodotti, danno all’autore la possibilità di descrivere in maniera coinvolgente l’ambiente naturale che, come i riferimenti storici, è anch’esso geograficamente ben definito.Il susseguirsi delle feste celtiche scandisce un calendario, a noi sconosciuto, ma che ha lasciato numerose testimonianze nelle festività cristiane. Valga per tutte l’Oestara, festa dell’equinozio di primavera, che ha lasciato alla nostra Pasqua le usanze delle uova decorate e del coniglio pasquale.Il quadro sui Celti, un’etnia ritenuta a torto incapace di trasmettere valori culturali, ci rivela nel testo una società permeata da quei sentimenti che accomunano tutti gli uomini di buona volontà. La società, retta da un’autarchia druidica che sottometteva l’etica alla religione, è dipinta come capace di forme di convivenza democratica che ancor oggi possiamo invidiare; esisteva il divorzio e, quello che ancor oggi non esiste fra noi, vi era una sostanziale parità fra i sessi. Le cruente capacità guerriere del Celti, tanto decantate, non si discostano molto da quelle di altre culture. Certo, i Celti mozzavan
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Description

Un romanzo storico ambientato tra le Valli di Lanzo, la Val di Susa, l’Haute Maurienne e il Basso Canavese, la cui vicenda si svolge nell’arco di quarant’anni, dal 258 a.C. al 218 a.C. E’ un grande affresco sulla realtà quotidiana nell’epoca celtica e uno spaccato della vita di un popolo nelle vallate alpine. Un tempo che conobbe il pericolo dell’avanzare dei conquistatori e il peso di decenni di battaglie contro i Romani. Un’evoluzione storica che coinvolge i protagonisti in una vita colma delle vicissitudini dell’epoca, fino a rendere personaggi di rilievo quelle guide montanare che marceranno alla testa dell’esercito di Hanniba’al.

La conoscenza approfondita dei luoghi e la descrizione dell’ambiente, così cruda e realistica, permette al lettore di immedesimarsi, essere quasi partecipe e rivivere le ansie, i pensieri, gli attimi di gioia e sconforto, all’interno di drammi famigliari, in quella lontana e travagliata epoca della nostra storia. I nomi delle vette, delle località, dei villaggi di montagna o passi alpini sono solo quelli conosciuti allora, e per questo, la descrizione degli itinerari è stata effettuata dopo sopralluoghi sul posto, annotando le particolarità salienti che potessero essere oggettive nella descrizione, tralasciando ogni denominazione attuale. E’ stata data la priorità ai nomi gallici e poi a quelli romani, dove sussistono. Negli altri casi, sono usati i nomi in piemontese (canavesano), di derivazione gallica e scritti in modo lessicale, non ortografico, per una loro maggiore comprensione.
Un romanzo vivo e toccante di un dramma umano in un contesto storico che ha sconvolto il mondo antico, un tassello di storia in quella che fu una guerra durata duecento anni con centinaia di migliaia di caduti tra due popoli che non potevano vivere vicini e sullo stesso territorio. L’una intendeva conquistare il mondo conosciuto, l’altra mai si sarebbe arresa né sottomessa, se non dopo il genocidio.
Un libro che dà voce alla civiltà celtica e gallica, che tutto fu, fuorchè barbara e primitiva.

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